Faber per l’Hip-Hop

Un progetto educativo e terapeutico finalizzato a favorire l’autoconsapevolezza del Sé sociale, dell’empowerment personale e della competenza autoaccuditiva. Questo programma d’intervento è stato sviluppato all’interno delle attività della nostra associazione attraverso la collaborazione del dr. Gabriele Catania (responsabile del progetto “Faber in Mente”) e del Dr. Stefano Cesana ideatore del progetto “La cultura Hip-Hop e l’empowerment degli adolescenti” per il Servizio di Psicologia dell’Apprendimento e dell’Educazione in Età Evolutiva dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Descrizione del progetto

Quali sovrapposizioni tra la cultura Hip-Hop e il pensiero di Fabrizio De André?

Nel dicembre del 2013 il periodico Scarp de tenis ha pubblicato un’intervista di Daniela Palumbo a Dori Ghezzi. Tra le diverse domande, la giornalista chiese alla presidente della Fondazione De André: C’è qualche artista giovane che, secondo lei, ha qualche affinità con Fabrizio De André? Ecco la risposta di Dori Ghezzi:

Per affinità intendo capacità di comunicazione e coraggio di dire ciò che si pensa. In questo momento storico, quelli che hanno questa forza spesso fanno il rap e l’hip-hop.

Potrebbe bastare questo autorevole parere per giustificare l’accostamento dell’opera di Fabrizio De André alla cultura Hip-hop, ma nel nostro progetto abbiamo cercato di metter in rilievo altri elementi del pensiero di questo grande autore. Elementi che fanno da corollario al tema ricordato da Dori Ghezzi, a proposito dell’ostinata determinazione di Faber nell’affermare le proprie idee anche, direi soprattutto, quando si trattava di idee contrarie al pensare comune, alle verità date per scontate. Abbiamo per esempio considerato interessanti le assonanze relative alle finalità ultime di cambiamento sociale che si propone la cultura Hip-hop (in particolare il Conscious hip- hop) e il desiderio espresso da Fabrizio De André affinché le sue canzoni, oltre a creare realtà sognate, riuscissero a stimolare cambiamenti concreti sul piano socio-culturale. Ed è proprio sulla direzione di questi cambiamenti sociali che possiamo rilevare un’altra sovrapposizione di orientamento tra l’hip-hop e il deandreiano pensiero. In entrambi i casi infatti si riconosce una forte attenzione ai temi della giustizia sociale, ai problemi delle categorie più svantaggiate, degli emarginati, degli ultimi. Possiamo poi ricordare la comune tensione a favorire l’empowerment, sia individuale (il Self-empowerment ) che sociale. È noto infatti che una delle finalità più importanti del movimento hip-hop è quello di favorire una nuova cultura basata sul confronto tra pari, dove il singolo si riconosce il diritto di confrontarsi criticamente con il sapere accademico attribuendosi un “potere” che deriva dalla sua partecipazione attiva nell’interazione con il mondo esterno. Un modello di confronto “alla pari” con i sistemi istituzionali, con i rappresentanti del potere costituito. Questo esempio di relazione attiva e partecipativa, a partire da una posizione paritaria “a prescindere” tra cittadino e istituzione, è certamente stato uno modello ideale anche per Fabrizio De André, lo si desume non solo dagli innumerevoli riferimenti anti-potere nelle sue canzoni, ma anche dai tanti suoi discorsi prima dei concerti e delle sue dichiarazioni pubbliche su questo argomento.

Quali possibili collegamenti con l’ambito psicoterapeutico?

È indubbio che qualunque miglioramento della competenza sociale; della percezione di se stesso come attore della propria esistenza attraverso l’auto-attribuzione di empowerment individuale; della capacità di sperimentare la piena consapevolezza di sé e di ciò che si sta facendo (flow-experience), non può che aumentare l’autostima dell’individuo e quindi migliorare la sua condizione psicologica. Quindi favorire questi cambiamenti è certamente terapeutico. Il nostro progetto si è comunque proposto di favorire un altro cambiamento intrapsichico. Un cambiamento che ha a che fare con uno specifico costrutto che sia la cultura hip-hop che il pensiero di Fabrizio De Andrè hanno in comune: il rapporto con i simboli sociali del potere. In realtà per l’individuo il rapporto con il potere non si esaurisce nel solo ambito sociale: tutti noi ci siamo trovati a doverci confrontare con il “potere” dei nostri genitori, dei nostri insegnanti, dei rappresentanti delle istituzioni; tutte figure che stanno fuori da noi, che appartengono al nostro intorno sociale. Bisogna però pensare che per l’essere umano da quando, una volta diventato homo sapiens, ha sviluppato la capacità di introspezione e quindi di dialogare con se stesso, è in costante rapporto con un’autorità interna. Quella che svolge la funzione di giudizio, che confronta ogni nostra azione e ogni nostro pensiero con i nostri principi etici e morali, per semplificare: la voce della coscienza. Ecco questa entità interiore si configura come una figura di potere: ci può colpevolizza, criticare ferocemente, giustificarci sempre e comunque in maniera irresponsabile, oppure accudirci con amore e comprensione. Dalla clinica psicologica sappiamo che la modalità con la quale ci “auto-accudiamo” è determinante per il nostro equilibrio psicologico. Per esempio le persone che si sottopongono costantemente ad una ipercritica patologica, o quelle che si assolvono costantemente di fronte agli sbagli non imparando mai dall’esperienza, sono destinati a vivere esistenze complicate e spesso si ammalano mentalmente. Il nostro programma intende, prendendo spunto dalle riflessioni tratte dall’hip-hop e dal pensiero di De Andrè, di favorire modalità di autoaccudimento orientate all’auto-comprensione autorevole, che non è autoritarismo né lassismo. In questo modo è possibile perseguire un percorso di cambiamento interno capace di rendere la persona più equilibrata e più serena.

Descrizione del format di musicoterapia (“Faber per l’Hip-Hop”)

  1. Proporre al gruppo una serie di temi tratti dall’opera e dal pensiero di Fabrizio De André
  2. Fare scegliere ai partecipanti un tema
  3. Fare ascoltare le canzoni di De André che trattano quel tema
  4. Chiedere ad ogni componente del gruppo quali parti delle canzoni trattate sono state per loro emotivamente coinvolgenti.
  5. Far scrivere ad ognuno la parte o le parti di canzoni individuate
  6. Chiedere al gruppo di mixare le parti di canzoni individuate per costruire un testo collettivo
  7. Utilizzare il testo remixato come testo nuovo da musicare con un Rap.

Scopi dell’intervento

  • Sociali: favorire il ri-conoscersi nei valori collettivi universali favorendo il senso di integrazione generazionale, intergenerazionale e interculturale.
  • Educativi: sviluppo delle capacità di Life Skills (Autocoscienza, Gestione delle emozioni, Empatia, Creatività, Prendere decisioni, Risolvere problemi, Relazioni interpersonali, Comunicazione efficace)
  • Psicoterapeutici: miglioramento delle funzioni di autoaccudimento.

Destinatari

  • gruppi di studenti adolescenti e preadolescenti
  • gruppi di pazienti disagio psicologico in cura presso strutture pubbliche e private
  • gruppi di carcerati (in particolare delle carceri minorili)
  • gruppi di persone interessate al programma

Spunti operativi

Alcuni possibili temi:

  1. La centralità dell’uomo
  2. Il rapporto con l’autorità (Padre/Stato/Dio)
  3. L’amore
  4. La guerra
  5. Il sacro
  6. L’anarchia
  7. La poesia
  8. Le donne
  9. Gli ultimi
  10. I diversi
  11. La solitudine

Esperienze di applicazione del Format

Il programma “Faber per l’Hip-Hop” è attualmente utilizzato all’interno del Dipartimento di salute mentale dell’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano e in particolare nel gruppo di musicoterapia con i pazienti del Centro Diurno e della Comunità Protetta ad alta protezione di via Aldini. Con questi pazienti si sta lavorando sul tema della solitudine che hanno scelto liberamente, e si sta approfondendo la conoscenza della canzone Anime Salve. Sono già state raccolte alcune frasi di questo testo da loro segnalate come significative per poi riuscire a mixarle e costruire una brano Rap.